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​“In mare non esistono taxi”

Come da un drone immaginario Saviano segue i migranti dal deserto al “mare nostrum”.

FIRENZE — Roberto Saviano anche questa volta con un “libro-testimonianza” ispirato a ciò che, quotidianamente, accade nel Mediterraneo, racconta la cruda verità, da pochi realmente conosciuta e da molti smentita, su migliaia di uomini, donne e bambini che regolarmente muoiono solo per cercare un posto migliore in cui vivere. 



Il libro si compone di varie interviste a fotografi e reporter che realmente hanno partecipato ad alcune delle terribili odissee dei migranti. Foto-reporter che sono riusciti ad entrare nelle prigioni libiche e si sono imbarcati con i disperati in fuga al fine di poter testimoniare, rendendoci partecipi di ciò che avviene a così pochi chilometri dalle nostre coste italiane. 

Le tantissime fotografie presenti nel libro rendono perfettamente e con estrema crudezza il terribile viaggio dei migranti, dalla fuga attraverso le aree desertiche, fino alle crude morti in mare. Il mare e il deserto, simbolicamente luoghi di pace e di serenità si tramutano in luoghi di morte per donne, uomini e bambini che non hanno avuto la fortuna di nascere nè nel luogo “giusto” nè, evidentemente, nel momento giusto. Nel leggere il resoconto di Saviano ho visualizzato una sequenza di immagini che sono spietate nella loro semplicità, perché colpiscono direttamente il nostro  sentimento, facendoci restare inermi e sconvolti di fronte a ciò che vediamo e che purtroppo siamo nell'impossibilità di cambiare. 

Nel libro Saviano pone anche argomenti con cui cerca di smontare quelle terribili accuse che paragonano le ONG ai “taxi del mare”, accuse che, dopo aver letto il libro, fanno indignare e inorridire, per quella pretestuosa assurdità. 

“In mare non esistono taxi” è un libro la cui lettura è da consigliare a tutti, proprio per lo sforzo dell’autore di comunicare con precisione e rigore la conoscenza di quei fatti; una conoscenza di prima mano che ci dovrebbe aiutare ad abbattere i muri dell’ignoranza.

Ludovica Straffi, 3C Liceo Michelangiolo, Firenze

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